Fake news: è giusto dare spazio sulla stampa?

Scegliere se dare spazio o meno ad una fake news su una testata giornalistica crea un dibattito acceso. Il settore della comunicazione si trova oggi alle prese con le sfide dettate dalle novità che hanno portato i nuovi canali di comunicazione. Per rispondere alla domanda, è utile ricordare tre fra i molteplici effetti che la rivoluzione digitale ha prodotto sul mondo della diffusione delle informazioni. Il primo è numerico: la moltiplicazione delle fonti di informazione. Il secondo qualitativo: la dinamica user generated content. Il terzo sistemico: la modificazione del tradizionale processo di elaborazione della notizia.

All’interno del contesto fluido e sempre più orizzontale in cui si muovono oggi le informazioni, dare rilievo alle fake news presenta d’un canto l’opportunità di confutarle, di contro il rischio di legittimarle. La Stampa, in risposta ai suoi lettori, ha evidenziato due direttrici principali quanto all’opportunità di affrontare sulle pagine del giornale informazioni non vere.

Una prima, di carattere oggettivo, è la notiziabilità, definita come “l’attitudine di un evento a essere trasformato in notizia” (Wolf, 2000). In effetti, se d’un canto è vero che una fake news non risponde ai criteri della notiziablilità, è altrettanto vero che nel momento in cui essa diviene di pubblico dominio è opportuno che i giornali la affrontino, proprio per confutarla.

La seconda, di carattere più soggettivo, è l’attitudine del giornalista nel valutare l’impatto del proprio articolo. Se egli rileva che l’impatto della “contro-informazione” possa essere rilevante, allora sarà opportuno scriverne, evidenziando in maniera chiara l’iter che ha portato l’informazione sbagliata sulle pagine del giornale.

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Redazione B&P

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